Il WMF è quell’evento che, sotto sotto, aspettiamo sempre tutti per staccare dal quotidiano e ricordare che esiste altro fuori dalle nostre postazioni.
Ex Web Marketing Festival, da qualche anno diventato We Make Future, per il terzo anno consecutivo – dopo le edizioni del 2024 e 2025 – ha riunito personalità dell’innovazione mondiale, imprese, start-up, professionisti della comunicazione e l’immancabile AI nei 70.000 metri quadri della fiera di Bologna (città che, in questi tre anni, si è progressivamente presa dei pezzettini del mio cuore fino a tenerselo del tutto).
Nonostante il caldo intenso, ben peggiore di quello palermitano. Nonostante molti speech interessanti negli stessi orari. Nonostante i taxi introvabili e le scarpe con le suole spaccate, sempre a causa delle alte temperature.
Ed è risaputo: se qualcosa comunque ti prende così tanto “nonostante i nonostante”, evidentemente deve trattarsi di un qualcosa di molto forte.
Mi chiedono spesso “cosa c’era al WMF?”, “ma davvero hai trovato qualcosa di interessante negli speech?”. Personalmente sì, seguendo il mio solito programma per cui:
- il primo giorno, seguo tutto quello che mi interessa per quanto riguarda il mio lavoro riservandomi uno spazio per un intervento “jolly”, su un tema completamente diverso dal mio ambito (come nel caso di Fabio Zaffagnini e Rockin’ 1000);
- il secondo giorno, lo riservo agli interventi che ritengo più ispiranti per me (quest’anno leggere alla voce Brunello Cucinelli) e agli appuntamenti di saluto/scambio/reminder/caffè con i contatti sentiti per telefono nei giorni antecedenti all’evento;
- l’ultimo giorno, giro totale della fiera e non più di 2-3 speech totalmente diversi dal mio campo d’azione (stavolta, per dire, sono andata ad ascoltare Mathew Knowles che parlava del futuro dell’intrattenimento musicale anche in relazione alla figlia, Beyoncé), sia per stare leggera prima di ripartire, sia per lasciare spazio a eventuali graditi imprevisti (tipo gli incontri con qualcuno che non avevo visto nei giorni prima).
Se cerchi la formazione da portare a casa e mettere in pratica, sei nel posto sbagliato: gli interventi sono sempre veloci e perlopiù sovrapposti. Un problema che si potrebbe risolvere con un semplicissimo less is more, cioè facendone molti meno con finestre temporali più idonee all’assimilazione dei temi, per esempio. Magari, introducendo anche alcuni workshop pratici a seguire, da non meno di un’ora/un’ora e mezza.
Ma se cerchi la bellezza delle relazioni umane, del contatto con l’altro (che si tratti di una persona appena conosciuta con cui scatta subito la voglia di raccontarsi, oppure il gruppo storico di amici/collaboratori con cui ti tieni in contatto durante l’anno), del sorriso che apre a nuove possibilità o che continua storie già avviate da tempo, allora sì: sei nel posto giusto.

Rispetto al passato il format è sicuramente cambiato, virando molto di più sulle tecnologie.
Questa è una sensazione che ho avuto arrivando in fiera, ripensando al fatto che per me è stata la 4^ edizione.
Sensazione che mi è stata confermata anche chiacchierando per i padiglioni con Luca Grillo, amico carissimo, formatore e consulente tarantino già citato da queste parti, che di edizioni ne ha viste molte più di me.
Abbiamo avuto modo di riflettere su questo switch passeggiando nella desolazione dei corner vuoti del terzo giorno, tra brochure di cose apparentemente fighissime, ma poco chiare nell’immediato, che in certi casi sembravano veramente aver pochissimo a che fare con quel “noi facciamo il futuro” che fa da titolo alla manifestazione.
Un futuro che è sicuramente nell’AI, presenza costante delle nostre vite professionali, ma che non può permettersi di stare solo nell’AI.
L’avvenire va costruito con l’attenzione per le nuove generazioni e con la consapevolezza, di quelle attuali, dei casini creati in termini educativi, emotivi e anche climatici (i 40 e più gradi dei giorni di Bologna ne sono la prova provata) come ci siamo dette anche con Jessica Deni, consulente di marketing digitale specializzata in CRM e automazione con cui ho il grande piacere di collaborare per la parte di marketing automation di alcuni clienti. Se non la conosci ancora, ti consiglio di sbirciare qui il suo sito.

Quest’anno, lo ammetto: è stata un po’ dura. Vuoi per il grande caldo (che specialmente la sera del 25 giugno mi ha messo KO), vuoi perché comunque comincia a diventare una di quelle fiere che già conosco, non ho biasimato chi ha dato forfait.
Però, di cose positive da ricordare ne ho parecchie. Arrivare a Bologna e trovarmi con Giada per condividere viaggio, camera, chiacchiere e abbracci sinceri. I soliti Mariablu e Francesco, sempre nel mio cuore.
Rivedere Cristina e Tatiana, per un DarCo in carne e ossa. Conoscere Giulia, Filomena, Ester, Vlad, e conoscere meglio Manuel ed Estephany. I pochi, ma preziosi minuti di saluto con Federica allo stand Libri di Marketing. Il fugace incontro con Laura.
La breve passeggiata in Hall 30 con Matteo e l’abbraccio con Elisa al padiglione 29.
Come si fa a non essere grati per ogni sorriso, per ogni battuta, per ogni racconto che ho avuto il privilegio di ascoltare nonostante i 50 milioni di gradi percepiti?

Quindi, come è finito questo WMF 2026…
… Con una piccola disavventura alla stazione di Mestre, dove mi sono ritrovata – fortunatamente solo per qualche minuto – bloccata di sotto con decine e decine di persone a causa di un blitz delle Forze dell’Ordine (e pensare che sono stata zitta e buona tutto il viaggio, a guardare fuori dal finestrino ascoltando un po’ di musica mentre rielaboravo quanto di bello ho vissuto).
Ma con un rientro a casa nemmeno troppo ritardato rispetto al previsto. Riprendendo la macchina alla stazione di Vittorio Veneto e ritrovandomi a guidare verso casa cantando Passeggeri Distratti di Raf.

