C’è una linea rossa, molto marcata, che separa una strategia di comunicazione efficace da un rumore di fondo.

L’algoritmo? No: la relazione.

In questi anni da copywriter – anzi, da copyteller – ho capito che, spesso, fare bene non significa aggiungere pezzi al puzzle. Quanto imparare a togliere quelli che non c’entrano nulla.

Perché se è vero che dobbiamo sapere cosa dire, è ancora più importante sapere cosa evitare come la peste.

Se stai pensando di rinfrescare il tuo blog, di lanciare finalmente quella newsletter che tieni nel cassetto o di dare una sistemata ai tuoi canali social, prenditi del tempo per leggere la mia lista dei top and flop.

Non sono qui per farti da maestrina, ma per raccontarti un po’ di cose che credo di aver imparato in dieci anni di copywriting e numerosi clienti/business seguiti sia da dipendente, sia da libera professionista.

Partendo proprio dal blog, il contenitore di relazione per antonomasia al quale posso dire di tenere di più.

Una delle cose più comuni che ho riscontrato riguarda gli articoli, scritti come fossero brochure anni ’90. Tono distaccato, formale-da-morire o, peggio, un’esibizione di bravura e di premi/riconoscimenti ottenuti.

Il blog è il tuo salotto, non la bacheca dei trofei. Uno spazio in cui farsi conoscere per costruire credibilità e far sentire bene, al sicuro, chi legge.

Il Simo-consiglio? Usarlo per raccontare il dietro le quinte. Se scrivi di un progetto, non dire solo che è andato bene. Raccontami quale ostacolo hai trovato e come lo hai superato. Spiegami cosa hai provato, quale è stato “il momento esatto in cui…”.

Le persone si connettono con le storie, meglio ancora se sono vere.

Simona intenta a scrivere con la sua penna gialla

Continuiamo con la newsletter, tornata in auge già da un po’ (ne avevo parlato proprio qui qualche tempo fa)…

… trattata troppo spesso come un volantino del supermercato.

Se entri nella casella mail di qualcuno, stai chiedendo ospitalità in un luogo privato. Quindi devi avere cura della relazione con chi si iscrive.

Mandare mail solo quando hai qualcosa da vendere ti porterà nello spam senza passare dal via, oltre che nel girone dei dimenticati in 3-2-1.

Qui il Simo-consiglio è offrire valore gratuito. Riflessioni, link utili, una leadership di pensiero rispetto al tuo settore, qualcosa che ti ha folgorato.

Fai in modo che le persone siano felici di vedere il tuo nome nelle notifiche, che le aspettino “come quando si aspettavano le cartoline in cassetta della posta”. Perché sanno che leggeranno qualcosa di bello.

Una macchina da scrivere gialla con tanti fogli bianchi sparsi intorno

E concludiamo con loro, i social. “Croce e delizia” per tutti quelli che si occupano di comunicazione (per me, personalmente, più “croce” nonostante li presidi con una certa regolarità). Contenuti virali dappertutto. Perché guai se non ci sei.

Qui, di Simo-consigli, mi permetto di dartene due: il primo, è non pubblicare e attendere passivamente (il cosiddetto post and pray). Se posti un contenuto e poi sparisci senza rispondere ai commenti o senza interagire con la tua community, trasformi tutto in un megafono unidirezionale.

Ascolta. Guarda cosa dicono gli altri, rispondi con cura, partecipa alle conversazioni. Si chiamano social perché ci si aspetta di trovare persone, in caso contrario è solo pubblicità (anche noiosa, se posso dirlo).

Il secondo consiglio, è evitare di essere ovunque senza averne il tempo. Questo è un errore che ho visto fare tantissime volte: aprire un profilo su ogni piattaforma esistente e poi lasciarlo morire per mancanza di tempo (Veronica Gentili lo definisce “l’effetto entusiasmone”).

Non c’è niente di più triste di un blog fermo al 2022 o di una pagina Facebook con le ragnatele, a meno che non sia una scelta legata al fatto che quel social non fa parte della tua strategia.

La mia psicoterapeuta ti direbbe che “bisogna scegliere le proprie battaglie e, su quelle, incanalare le proprie energie”. Meglio poche, ma portate avanti con costanza.

Un solo canale curato con amore vale più di cinque gestiti con l’ansia da prestaz… da pubblicazione.

Una scrivania in legno con appoggiate sopra lettere, cartoline, appunti e un vasetto di fiori bianchi

La comunicazione sta in quella differenza che c’è tra un suono e uno scrùscio, parola tutta palermitana che indica un rumore. Poi per carità, ci sono anche dei casi in cui scrùscio e suono possono coincidere, come nel caso dello scrùscio del mare…

… ma quella è un’altra storia. Una lezione di dialetto che potrei valutare per un altro blog post.

Nel frattempo, spero che queste riflessioni ti siano utili. Che sia per te, per un cliente, per un semplice consiglio da dare a qualcuno. Perché quando si tratta di comunicare non serve urlare più forte, ma essere ricordati quando si finisce di parlare.

Il segreto per non sbagliare è chiedersi sempre: “io, da utente, vorrei davvero leggere questo contenuto?”. Se la risposta è “no”, bisogna cancellare tutto e ricominciare da capo. Magari partendo proprio dall’imprevisto che stai vivendo, da un libro. Da una lezione imparata.

Non contano gli effetti speciali o i virtuosismi che sai inserire in un discorso. Conta quanto arriva la tua verità.

Vita da Copyteller.
Il blog di Simona.

Un focus formato blog con le notizie sul mondo della comunicazione, i temi caldi, le voci che seguo con interesse e gli eventi a cui partecipo.

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