Uno tra i mezzi più potenti per creare un legame vero con il pubblico, ma che io non uso ancora. E ti spiegherò perché, non temere.
Le newsletter possono diventare un canale di vendita, certo. Ma sono, soprattutto, uno strumento di fidelizzazione e cura della relazione con chi si iscrive. Con chi sceglie, volontariamente, di leggerci.
Se lavori nella comunicazione lo sai: una newsletter scritta bene è quella mail che arriva puntuale e fa piacere aprire. Dove puoi trovare valore, storie, un tono di voce che riconosci a occhi chiusi. È quella coccola digitale che dice “ehi, ci sono. Ti penso.”
Perché le persone non vogliono che tu venda loro qualcosa, ma vogliono sentirsi considerate. Viste, seppur virtualmente.
Nel mio lavoro da copywriter freelance scrivo e revisiono newsletter per professionisti, brand e piccole realtà che vogliono parlare con il proprio pubblico in modo umano, coerente e reale. Perché sì, è anche una questione di branding: “quel filo che unisce” – per dirla come la direbbe Ultimo – chi scrive a chi legge.

Eppure tante persone non si sentono a proprio agio.
Per esempio, c’è chi ha talmente tanto da dire da bloccarsi davanti al tasto invio. C’è anche chi teme di non essere all’altezza oppure si vergogna a raccontarsi pur scrivendo molto bene. In questi casi, il mio diventa anche un lavoro di psicologia.
Gomito a gomito, con queste persone, in primis per scartavetrarne le paure; poi, per trovare le parole giuste, costruire una narrazione (perché i racconti ci connettono agli altri rendendoci indimenticabili tra tutti), dare forma a pensieri che sembrano fiumi in piena.
Ed è da qui che nasce il mio servizio di correzione bozze delle newsletter: per chi le scrive, ma ha timore di esporsi. Perché magari la voce c’è, ma serve solo qualcuno che la accompagni fuori con garbo.
Scrivere – o correggere – una newsletter è come fare editing a una lettera personale, servono tecnica ed empatia. Il cuore e la testa: gli eterni antagonisti che, in fondo, nei momenti decisivi sono sempre pronti a venirsi incontro per lavorare insieme. E, se fatto bene, il risultato è una relazione in crescita a ogni invio.
A questo punto arriva la domanda che ultimamente mi fanno in tanti: “ma tu perché non hai ancora una tua newsletter?” La risposta istituzionale è “per mancanza di tempo”. La risposta più articolata, invece, è che osservo questo mezzo di comunicazione da lontano. Con affetto e prudenza.

Negli ultimi tempi le newsletter sono tornate prepotentemente in auge, tanti professionisti ne hanno una e va benissimo così. Il punto è che, proprio perché oggi ne leggiamo/riceviamo tantissime, il rischio di inflazionamento è alto. E io credo che, come in ogni forma di comunicazione, ci voglia un perché forte prima di manifestarsi nella vita di qualcuno.
Ovvio che, dal punto di vista tecnico, essendo del mestiere potrei avviarne una domani: ho anche un titolo pronto, messo da parte in una pagina della mia agenda insieme a decine di spunti che continuano a crescere.
Ma non voglio farlo, in questo momento, “perché va fatto” o “perché lo fanno in tanti”. Voglio farlo quando sentirò (proprio a livello toracico, quando inizierà a battermi forte il cuore) che ho qualcosa di veramente concreto da veicolare, oltre ad avere il tempo per curare – come merita – un contenitore del genere.
Una newsletter non è un post social, è un impegno con chi ti sceglie ogni volta che apre la tua mail. Una ricerca di parole, un ordine nella complessità del pensiero. E io voglio arrivarci pronta, con la stessa cura che metto quando scrivo o correggo quelle degli altri.

Quindi, per ora, preferisco coltivare quelle altrui. Accompagnandole, rendendole più chiare, più calde. Magari un giorno, quando il tempo smetterà di scappare e la voglia di raccontarmi ancora un po’ di più vincerà sulla mia timidezza – che non sembra, ma è sempre lì – anche la mia newsletter troverà la sua strada.
Fino a quel momento, continuerò a fare ciò che mi riesce meglio. Cioè ascoltare le persone che ho davanti e ricercare le parole più consapevoli, più umane, più vere per raccontarne le aziende o i brand. Perché se scrivi col cuore, il tuo contenuto diventa quello che tutti vogliono ricevere. Che aspettano con desiderio e che non vedono l’ora di aprire.
Con la stessa sensazione di quando, in cassetta della posta, trovavamo lettere o cartoline arrivate da chi ci voleva bene.

