Il confronto è una delle cose che facciamo più spesso.

“mondi a confronto”, nel segno di un abbattimento costruttivo dei confini orientato all’avvicinamento verso gli altri, è stato il tema dell’Inspire Day 2026. L’evento italiano dedicato a LinkedIn, al quale ho partecipato per la prima volta, pochi giorni fa, a Milano.

Una due giorni di tavole rotonde e di masterclass (una sul personal branding, l’altra sulle aziende) dedicata al social blu professionale, alla presenza di volti noti e voci esperte del settore, ma non solo.

Nella prestigiosa Sala Orlando di Palazzo Castiglioni, professionisti della comunicazione nei campi più disparati si sono confrontati sul palco e in platea tra panel, networking e qualche richiesta di collegamento.

Perché pur essendo un social, “forse l’ultimo rimasto”, LinkedIn è soprattutto “uno specchio dell’identità personale e professionale. Un luogo dove creare onde e non post che ricevano impression e basta”.

Se è vero che bisogna abbattere i confini, è altrettanto importante credere in ciò che si posta anziché limitarsi a postare quello che succede.

Non male, in quest’era dove gli algoritmi cambiano continuamente favorendo contenuti non sempre di qualità e acidità di stomaco non indifferenti. Almeno per quanto mi riguarda.

Simona intenta a scrivere con la sua penna gialla

Il business si basa sulle relazioni. E le relazioni si basano sulla fiducia.

Mostrarsi non solo come professionisti, ma anche come persone che portano avanti dei valori, che raccontano delle difficoltà, che cercano di creare delle community in cui valga la pena di vivere, aiuta le aziende a capire chi c’è davanti. Se proprio quel professionista può essere la persona giusta per avviare o affiancare un progetto.

Il distacco patinato, la vetrina perfetta in cui esporre le mercanzie dell’arroganza o fare sfoggio delle competenze come fossero fiamme del Sapere riservate a pochi eletti, non funzionano più. Nemmeno su LinkedIn, per fortuna.

E io ne sono molto felice, perché comincio a sentirmi meno sola nell’esternare tutto questo.

Ho ritrovato amiche e amici professionisti, oltre a conoscerne di nuovi, che come me pensano sia importante coltivare l’orto della vita con l’acqua degli scambi e i semi delle relazioni per arrivare a cogliere i frutti delle connessioni.

Una macchina da scrivere gialla con tanti fogli bianchi sparsi intorno

Questa necessità di conoscersi, contaminarsi e stare insieme è emersa in maniera ancora più forte sia durante l’aperitivo di networking del 29 gennaio pomeriggio – durante il quale ha suscitato apprezzamenti notevoli il portacalice da agganciare al piatto, che ha permesso a tutti noi di banchettare conversando senza il timore di far cadere qualcosa – sia al “risveglio muscolare”, diviso in due momenti, del 30 mattina.

Nel primo, siamo stati invitati a disegnarci su un pannello: nonostante tra le mie doti non ci sia quella di saper disegnare, ho cercato di metterci del mio partendo dai miei elementi distintivi.

Gli occhi verdi, le lentiggini, i capelli rossi (che in realtà sono riflessati, ma i pennarelli marroni in quel momento erano impegnati in altre conversazioni), la mia spilla di “Master dell’ora esatta” e la mia immancabile penna gialla.

Nel secondo, abbiamo ricevuto dei fogli come quelli del bingo sui quali dovevamo completare una riga in verticale, in orizzontale o in obliquo di cinque risposte a cinque domande fatte a cinque persone diverse.

Per me, che in passato sarei andata a nascondermi in bagno o a fingere una qualche, improbabile telefonata, è stato significativo vedermi correre e sorridere da una parte all’altra della sala intervistando gli altri partecipanti e aggiungendoli, poi, ai miei collegamenti.

Una scrivania in legno con appoggiate sopra lettere, cartoline, appunti e un vasetto di fiori bianchi

Come per ogni evento che si rispetti, anche su questo c’è qualche piccola postilla da scrivere a margine.

Da alcuni panel andati un po’ lunghi nei tempi e che forse, proprio per questo, hanno perso potenza sul finale, al guardaroba inspiegabilmente (“inspiegabilmente” che non è polemico, ma è perché io per prima ho chiesto in giro senza trovare risposte) chiuso nel giorno in cui tanti di noi avevano i trolley al seguito per il rientro a casa.

Ma io non ho mai organizzato un evento, non rientra nelle mie abilità.

Per cui non metto bocca sugli sforzi di chi ci ha lavorato per un anno, facendo il possibile per darci un’esperienza all’altezza delle aspettative o dei viaggi che molti di noi hanno affrontato per esserci. E, di certo, non sarà un guardaroba chiuso a farmi cambiare l’idea positiva che ho di questo Inspire Day.

Non ci sono elenchi puntati delle “3 o 5 cose che mi porto a casa da questo evento…”. Ci sono sorrisi, incontri fugaci, le chiacchierate con Giada Corneli (consulente di scrittura e comunicazione/amica di sempre che mi ha accolta in casa sua, offrendomi anche un bellissimo giro di Milano by night), le folgorazioni che ho avuto e che metterò in pratica nel mio lavoro.

I momenti esatti in cui alcune frasi, alcuni volti, alcune canzoni negli attimi e nei luoghi più impensabili, hanno parlato proprio con me.

Vita da Copyteller.
Il blog di Simona.

Un focus formato blog con le notizie sul mondo della comunicazione, i temi caldi, le voci che seguo con interesse e gli eventi a cui partecipo.

Contattami