Ho vissuto un momento di fortissima introspezione.
Non solo per il mio compleanno, il 6 ottobre, e nemmeno per il portale energetico della Luna Piena nel mio segno zodiacale opposto: l’Ariete.
Ma per tutta una serie di eventi, concause, segni e riflessioni che mi hanno messa davanti a quadri nuovi. Un po’ come le opere di Leonora Carrington e le fotografie di Man Ray che ho visto a Milano.
Per chi non li conoscesse, la prima è una pittrice e scrittrice britannica del Surrealismo (attualissima, tra l’altro), mentre il secondo è un pittore/fotografo/regista/grafico esponente del Dadaismo e del Surrealismo.

Ma facciamo un piccolo passo indietro, così che tu abbia un minimo di contesto.
Il mio viaggio a Milano prevedeva la partecipazione all’&love. Story 2025, saltato a causa dello sciopero dei treni cui si è aggiunto lo sciopero generale, con cortei da Torino a Palermo, per dire basta al genocidio a Gaza.
Non so se sia davvero così, ma mi piace pensare che queste grandi mobilitazioni da Nord a Sud (a Palermo non si vedeva così tanta gente in piazza dai cortei antimafia dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio) abbiano, in qualche modo, smosso qualcosa.
Con il treno riprogrammato in fascia garantita e un appartamento ormai pagato, l’unica cosa che restava da fare era almeno provare a raggiungere la città. E così, in barba alle mie ansie e incertezze sull’effettiva riuscita del viaggio, sono partita lo stesso. “Sei temeraria”, mi ha scritto Francesca Ferrari: una bellissima parola che a volte uso anch’io.
Tutto sommato è andata benissimo: se tralascio i 6 gradi in stazione a Conegliano alle 5.30 e i 40 minuti di fermo a Verona (dove ho socializzato con una comitiva di portoghesi nel tentativo di spiegare cos’è uno sciopero, combinando un po’ di inglese e un po’ di spagnolo universitario), non ho davvero di che lamentarmi.

Soprattutto perché – ed è il motivo per cui ho deciso di partire lo stesso – le mie amiche/colleghe, Giada Corneli e Mariablu Scaringella, sarebbero state lì pronte a condividere questa due giorni meneghina con me.
Tra chiacchiere, racconti di vita, grandi domande, mani intrecciate, occhi lucidi e abbracci sinceri, ci siamo mostrate davvero l’un l’altra. Anche in momenti dove non eravamo esattamente al massimo.
Questo viaggio, pur con tutti i suoi imprevisti, è stato per me uno specchio nel quale vedere il riflesso di me e il riflesso di me con gli altri. Oltre alla dimensione del lavoro. Ancora una volta, l’ascolto e il confronto con storie e quotidianità diverse dalle mie, mi hanno fatto capire cosa mi sta bene, cosa no e cosa mettere in fila. Quali sono le passioni che forse tocca lasciar andare.

Ne parlava anche Leonora Carrington, di passioni. Alla mostra, a un certo punto mi sono soffermata sullo stralcio di un’intervista dove affermava come si possa essere appassionati di molte cose: “attività, arte, sigarette o anche di una persona”. Ma poi, complice la mostra fotografica di Man Ray che ho visitato subito dopo, grazie a una citazione su un muro mi sono accorta che anche le passioni, “come la verità, con la scoperta scompaiono”.
Ci sono passioni, talvolta anche profonde e trasformative, che una volta giunte al culmine evaporano.
Non necessariamente perché perdano di importanza, ma semplicemente perché è così che succede. “Sole vengono e sole se ne vanno”, diceva la mia adorata nonna Rosalia (anche se lei lo affermava in riferimento alle influenze stagionali).
L’unica cosa che possiamo fare – soprattutto se ci troviamo dalla parte di chi, quelle passioni, non avrebbe voluto vederle evaporare – è conservarne il ricordo, senza crogiolarcisi dentro, e andare avanti. Perché tutte le passioni hanno indubbiamente un costo, ma non deve diventare un prezzo da pagare.
Ed è così che l’introspezione lascia spazio alla centratura. Andando avanti, anche con ciò che manca: sono nuovi spazi, di vita, da riempire.

