“Vivo di emozioni e le trasformo in parole, con un’attenzione particolare a quelle da NON usare che riverso anche nella vita”.

Questa è la mia bio su LinkedIN.

Se sei un copywriter o se, semplicemente, usi le parole per lavoro, ogni giorno hai in mano una responsabilità. Letteralmente.

Ci ho riflettuto proprio in questi ultimi giorni dove, complice il grande fermo estivo, ho scritto un po’ meno per i miei clienti e ho avuto un po’ più di silenzio intorno a me.

Sono rimasta da sola, insomma.

Il punto è che a volte, tra una consegna e l’altra oppure mentre lottiamo “contro il logorìo della vita moderna” (dai, vediamo se riconosci la cit.!), può accadere di dimenticarsi che non si tratta solo di mattoncini strategici per la SEO o di non meglio precisate cose.

Le parole sono energia. E se usate male possono fare piccoli, silenziosi danni di cui neanche ci accorgiamo.

Prendiamo il principio della scarsità, per esempio. Nel copywriting è una tecnica potente, ma quando diventa una bugia sistematica stiamo danneggiando la nostra credibilità.

L’urgenza va usata solo quando è reale. Perché, come accade nella vita, anche nella scrittura la fiducia si costruisce in anni e si incenerisce sul clicca qui di un secondo.

Simona intenta a scrivere con la sua penna gialla

Poi c’è quell’altro, grande problema.

Quello di usare un linguaggio tecnico o troppo ricercato per sembrare più autorevoli. Pensando di elevare la comunicazione, mentre in realtà si innalzano muri anziché costruire ponti.

Il danno invisibile è far sentire chi legge inadeguato, non all’altezza, quando invece è il microcopy (quel piccolo testo nei bottoni o nelle istruzioni, per capirci) a essere troppo complicato.

E una persona frustrata è una persona che scappa: “scrivitillu ‘cca”, cioè “scrivitelo qua” nel senso di “tienilo a mente”, ti direbbe mia madre indicando la fronte e facendo il segno di un rettangolo con pollice e indice (pensandoci, a volte questo gesto lo faccio anch’io. Soprattutto quando mi infervoro su qualcosa).

La cosa si può evitare, praticando quella competenza difficilissima che si chiama empatia. Già, anche nella scrittura. “Se lo leggesse mia mamma che non ne sa nulla di marketing, capirebbe cosa deve fare?”.

La soluzione nella risposta: essere chiari è una tra le cose più gentili che tu possa fare online (giusto per la cronaca: tendenzialmente, finora, mia mamma riesce sempre a capire tutto ciò che le spiego del mio lavoro. Addirittura mi dà anche consigli che si rivelano sempre giusti).

Una macchina da scrivere gialla con tanti fogli bianchi sparsi intorno

In ultima battuta, voglio aprire un inciso sul dare del tu al lettore. Una pratica che accorcia le distanze, è vero, e di cui io per prima sono grande sostenitrice. Ma che va impiegata con grande attenzione, senza sminuire, perché inflazionatissima.

Dare per scontato di sapere esattamente cosa stia provando l’altro può risultare invasivo: quando scriviamo non ci viene chiesto di diagnosticare emozioni, ma di dare soluzioni (se ne abbiamo, ovviamente).

In che modo? Per esempio, passando dal “so cosa provi” a un più onesto “sono qui se hai bisogno di…”, quindi spostandoci dalla scrittura markettara al copywriting consapevole.

Fare comunicazione efficace, oggi, significa prendersi cura di chi ci legge. Perché ogni volta in cui pubblichiamo un post o inviamo una mail, occupiamo un pezzetto del tempo di qualcuno.

Se quel tempo lo riempiamo di chiacchiere, di promesse che non manterremo o di parole che feriscono la sensibilità altrui (anche senza volerlo), stiamo creando potenziali macerie.

Magari non vedrai crollare il fatturato domani, ma vedrai spegnersi la luce negli occhi della persona che hai di fronte.

E non sarà poco, credimi.

Una scrivania in legno con appoggiate sopra lettere, cartoline, appunti e un vasetto di fiori bianchi

Strumenti di precisione: questo sono le parole. Come il compasso per un geometra o la livella a bolla per un montatore di mobili. La differenza sta nella mano di chi le impugna e, soprattutto, nel cuore che ci mette dietro.

Per questo, prima di premere su Pubblica o su Invio, andrebbe sempre fatta una rilettura chiedendosi: “questo contenuto aggiunge valore o toglie ossigeno?”.

Spesso, la risposta è nel silenzio di quel momento.

Vita da Copyteller.
Il blog di Simona.

Un focus formato blog con le notizie sul mondo della comunicazione, i temi caldi, le voci che seguo con interesse e gli eventi a cui partecipo.

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