Il tipo di libro che ti scuote, con un’ottica diversa.

La mia ammirazione per Simona Ruffino e il mio rapporto con lei partono da non troppo lontano. Dall’edizione dell’&love Story del 2023 in cui, sulle prime, non mi ero resa conto che fosse proprio lei “la Simona di cui avevo sentito parlare così tanto”.

L’ho capito solo dopo, quando con un carisma luminoso e uno speech incisivo come pochi, è riuscita a ridarmi un po’ di fiducia nel genere umano in un momento, per me, di passaggio epocale dal punto di vista professionale e personale.

Qui si inseriscono i 365 giorni successivi, con un nuovo incontro a Verona e una dedica speciale sul libro “Neuromarketing Etico. Ascoltare le persone per costruire brand efficaci”, edito Hoepli: non un semplice manuale, ma un’ispirazione per chi voglia costruire un modo di comunicare basato sulle persone. Sui loro modi di funzionare, senza mai manipolarle.

Il cervello è tradizionalmente un avaro cognitivo: in sostanza, è pigro.

“Non tutto è come appare. Contro la cultura della manipolazione”, edito Apogeo e con prefazione di Paolo Di Paolo, richiede uno sforzo differente sin dalla copertina. È una chiamata all’azione verso la costruzione di un mondo dove “comunicare” e “manipolare” non sembrino più quasi dei sinonimi. Un saggio forte, coraggioso, antidoto a quel pensiero binario che riduce la realtà a un ingannevole “tutto bianco/tutto nero”.

È un libro da silenzio del mattino presto o da abat-jour acceso sul comodino della sera tardi, con una matita – rossa, nel mio caso – per segnarsi del ricordo della strage di Capaci, ritrovarsi in quel passaggio dove l’essere umano è “caos travestito da ordine”, rendersi conto di come la tecnica frammentaria del whataboutism sia in mezzo a noi più di quanto pensiamo. Non solo nel dibattito politico, per esempio, ma anche nella nostra quotidianità. Personalmente, mi sono accorta col senno di poi di essermici trovata in mezzo… E niente è stato più lo stesso.

Credo, da sempre, che i libri e le loro parole arrivino a noi nel momento in cui ne abbiamo più bisogno. La lettura di “Non tutto è come appare” è partita dopo Pasqua, ma l’imperfezione, la compassione, la libertà, la cultura, l’utopia e l’amore si sono rivelati davvero a me la settimana scorsa. Nel momento esatto in cui il mio essere imperfetta mi ha quasi accecata, come un lampo che squarcia il buio mentre guardi un temporale imprevisto dalle finestre della vita.

Così, un fine settimana a Grado è diventato un personale rituale di riflessione prima e di accettazione poi. Un weekend al mare tra il profumo di salsedine e il rumore delle onde, dove i capitoli dedicati all’Imperfezione e alla Libertà si sono trasformati in un invito netto ad accogliere tutte le mie complessità. Senza maschere.

Il prima e il dopo in quel sabato e domenica di mare friulano – libro in mano, sguardo all’orizzonte – ha segnato un momento di crescita, di pensieri, di scrittura per me stessa (condiviso con la mia terapeuta), accompagnato dall’eco convincente delle parole di Simona. 

Parafrasando su di me una canzone che mi emoziona sempre fino a commuovermi, “in mezzo a quel mare ho cercato di capire quale stella potrei essere”. 

Un libro che innesca riflessioni, in un mix equilibrato tra filosofia e concretezza, tra vita reale e concetti anche un po’ accademici. Che racconta la “Simona persona” oltre alla “Simona professionista”: quella che, come dico sempre da quando la conosco, “non fa le cose facili, ma le rende possibili”.

Il tutto, nel segno di quella complessità che dovremmo/dobbiamo imparare, o imparare di nuovo, ad accogliere nelle nostre vite. Del resto, come scrive giustamente Simona, “la verità, nella sua essenza, raramente si presenta in modo semplice”. E questa è solo una delle tantissime cose che, nella mia piccolezza, sono arrivate a me del libro.

La prossima lettura? “La scrittura geniale. Il potere delle parole per sviluppare la tua macchina delle idee” di Matteo Bortolotti, edito Hoepli. Ne parleremo…

Vita da Copyteller.
Il blog di Simona.

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