“S.P.A.C.E. è un Acronimo, ovvero una parola composta dalle iniziali di cinque parole differenti”.
Nella mia vita precedente da copywriter dipendente in uno studio di grafica e comunicazione, vivevo le mie giornate in uno Space (si chiamava proprio così) che credevo fosse il mio posto nel mondo. Un coworking in cui pensavo di avere tutto ciò che si potesse desiderare.
Poi, purtroppo, quando quella parte della mia vita si è conclusa, è diventato l’acronimo di: Simona Persa Annientata Contrita Esasperata. Ma oggi, S.P.A.C.E. assume un nuovo significato. Quello di una Simona Potente Audace Centrata Esuberante e dei 5 poteri della scrittura.
“E certo, detto da una copy…”. Il punto è che non lo dico io, ma Matteo Bortolotti nel suo libro “La scrittura geniale. Il potere delle parole per sviluppare la tua macchina delle idee”, edito Hoepli.
Un libro che non avevo avuto il coraggio di acquistare e di leggere per senso di inadeguatezza verso il tema e per sindrome di Stendhal verso l’autore: due stati d’animo messi da parte in occasione dello scorso WMF di Bologna, quando ho incontrato Matteo a due anni esatti dalla mia esperienza di Cardiowriting. Di che si tratta? Di un laboratorio di scrittura incredibile da provare almeno una volta nella vita.

“Smetti di pensare a cosa scrivere, e comincia a scrivere cosa pensi”.
Nel suo libro, Matteo – per chi non lo sapesse: scrittore, sceneggiatore, story-editor e mente geniale proprio in generale – parte dall’inizio, dal vero inizio che lo ha portato a fare della scrittura il suo lavoro. La sua stessa vita. Non te lo dirò qui ovviamente. Quello di cui posso parlarti, però, è la riflessione che ho fatto a proposito del mio inizio: il non essermi mai sentita davvero vista e, di conseguenza, la scrittura per paura di dimenticare ed essere dimenticata.
Forse arrivano da qui le date e le mini descrizioni scritte dietro alle fotografie. O le cartoline, che ancora invio nonostante la lentezza biblica delle Poste italiane: sai che, per esempio, da Vittorio Veneto alla Puglia una cartolina ci mette un mese ad arrivare?
Scrivere per ricordare, quindi. Ricordare qualcosa, certo, ma anche per essere ricordati. Per me, che scrivo anche nel tentativo di lasciare un segno, trovare questo punto di contatto è stato sufficiente per sentirmi affiorare “gli occhioni” (alias: gli occhi grandi e un po’ lucidi che pochissime persone, ad oggi, sono in grado di sostenere).

Attraverso la Scrittura, la Pianificazione, l’Analisi, la Catalogazione e l’Esplorazione, applicati a qualsiasi scritto del nostro quotidiano, è possibile fare ordine rendendo materiali cose che non lo sono, scrivendo quotidianamente i libri delle nostre vite pagina per pagina. Perché, come afferma Matteo non solo nel libro, ma anche nei suoi speech, “io sono uno scrittore. E lo sei anche tu”. E, probabilmente, tutti abbiamo un romanzo da scrivere prima o poi. Si è sempre in divenire, come una storia in bozze.
Il bello dello scrivere sta anche qui. Nel potersi ritrovare, in una qualunque sera d’estate – la mia, nello specifico, era quella del Solstizio – a cominciare un libro in compagnia dell’autore, di Luhmann e Locke, senza dimenticare Kahneman e Weber. Alla scoperta dei loro ragionamenti e dei loro metodi di scrittura. Perché la scrittura è così, ti trova mentre sei “da qualche altra parte, in qualche altro tempo. Certamente nel futuro: ti stavo cercando e tu mi hai trovato”.
Ed è bello essere trovati prima sul balcone di casa, quando dopo una giornata intera di sole a picco sulle Colline del Prosecco patrimonio dell’UNESCO, un leggero venticello ti ricorda che, anche per oggi, hai superato la canicola. Che da domani, si ricomincia. Poi, essere ri-trovati direttamente a Cison di Valmarino, a pochi km da dove vivo, in compagnia di Elisa Contessotto: moglie di Matteo e anima di SEOZoom oltre che di Cuore e Carriera, la sua newsletter alla quale consiglio caldamente l’iscrizione.

Ed eccomi qua, io che sono una persona estremamente normale, “talmente semplice da sembrare complicata”, in compagnia di una vera e propria coppia geniale. Con la mia umile Ford Fiesta del 2005 a intravedersi sullo sfondo.
Perché dovresti leggere questo libro… anche se non scrivi? Perché la storia di Matteo, con parti della sua quotidianità tra note appuntate su supporti più o meno tecnologici e “bagnoschiuma da comprare” per la moglie, sono sapientemente miscelati a nomi giganti della scrittura, della comunicazione, della filosofia e del ragionamento, insegnandoti tantissimo senza appesantirti.
Un intreccio di storie che va, inevitabilmente, ad abbracciare la tua. Per condurti verso quanto di più affascinante, e al tempo stesso spaventoso, può accadere nella vita: il cambiamento. Anche io credo di essere cambiata, dopo la lettura di questo libro. Pur avendo sempre scritto per altri, infatti, ho vissuto e vivo ancora un po’ nel timore di scrivere per me. E forse, è anche per questo che sto procrastinando, da due anni e mezzo, la fine del romanzo – lo chiamo così indegnamente – che ho scritto per Michele. Quello di tutte le persone, le storie e le vicende che hanno portato la sua mamma alla libera professione.
Manca l’ultimo capitolo, che è nella mia testa esattamente per come dovrebbe essere scritto. Forse sarebbe il momento di riprenderlo in mano e di realizzarlo. E non importa se non l’ho pensato per la pubblicazione – a chi vuoi che interessi una storia come la mia? -, perché l’ho pensato per Michele. Perché da grande possa leggerlo. Chissà che, finalmente, non arrivi la botta di coraggio che parte dallo stomaco e arriva dritta al cuore, per terminarlo…

